MONETA PARALLELA E RILANCIO ECONOMICO

Volentieri pubblico questo breve ma sempre interessante articolo di Pierluigi Priori sulle tematiche economiche più urgenti, particolarmente attuale perchè si fa riferimento ad un’intensa intervista a Marie Le Pen, la vera vincitrice delle recenti elezioni francesi, assai efficace nel dipingere la realtà economica nella quale stiamo sguazzando e i rischi connessi all’immigrazione incontrollata.
Buona lettura e buona visione!
Admin

Ho visto recentemente un breve video di Marie le Pen e devo dire che questa volta … anche la signora le Pen mi ha positivamente sorpreso! Vedo infatti che dopo le banali scalette iniziali su come uscire “ex abrupto” dall’euro che aveva presentato dopo l’estate scorsa, anche il fronte nazionale francese ha finalmente compreso che l’unico modo di farlo senza distruggere anche quanto è rimasto di buono nel sistema economico… sia  l’introduzione di quella “moneta parallela” che con altri studiosi di economia eretici avevo iniziato da tempo a teorizzare.  Apprezzabile tutto il resto del suo video, che merita d’essere visto, e quindi vi inoltro

Riprendiamo questo tema: Voi sapete che uno dei motivi che la nostra economia sta affondando è che lo stato e gli enti locali esigono subito o in anticipo tasse e gabelle da cittadini ed imprese, ed ogni errore è sanzionato come in nessun altro paese del mondo, mentre il pubblico è indietro di anni nei pagamenti ad imprese private, cui deve circa …. 100 miliardi di euro!  E tante di queste aziende private, senza questi pagamenti ed il credito bancario che le copriva fino a ieri, stanno affondando.

Vi sono nel contempo altre ragioni che tolgono liquidità ad un sistema già inaridito da consumi ormai sproporzionati alla ricchezza prodotta (produzione industriale a picco, consumi giù solo di alcuni punti!), e dal fiume di denaro che va all’estero per pagare masse di prodotti importati. La carenza di liquidità è/sarà esacerbata dal rastrellamento della ricchezza effettuato da Monti, per assicurare il pagamento del debito pubblico e dei suoi interessi, ed il  “tappo” del sistema bancario, che ottenuto denaro (a tassi irrisori) da BCE per finanziare e mantenere liquido  il sistema, invece di fare il suo mestiere finanziando imprese e privati, preferisce invece investirlo in modo speculativo per ottenere interessi maggiori.

A questo punto … immaginatevi che il Ministero del Tesoro autonomamente (quindi senza indebitarsi col sistema bancario) stampi 100 miliardi di lire (a cambio inizialmente fisso: 1lira =1euro), con valore solo per il territorio nazionale, e le adoperi per saldare i suoi conti: con la liquidità immessa ci sarebbe una notevole ripresa di tutto il sistema economico. Questa moneta si affiancherebbe all’euro, ed il Ministero del Tesoro continuerebbe poi ad emettere queste lire per ogni nostra bisogna… Vi sarebbero forti tensioni, ma se iniziasse a farlo un paese del calibro dell’Italia…lo effettuerebbe poi ogni paese europeo in qualche difficoltà. Le valute nazionali porterebbero ripresa, e l’euro rimarrebbe la moneta della Germania e di pochi altri stati economicamente a lei omogenei, mentre altrove in Europa si ridurrebbe lui a  moneta “comune” parallela.

Con la continuazione delle emissioni di lire, è chiaro che si creerebbero tensioni valutarie e la parità valutaria imposta fra lira ed euro non si potrà più mantenere… A quel punto lasciando fluttuare il valore della lira contro quello dell’euro… potremo finalmente tornare a svalutare la nostra moneta di quanto necessario, ridando spinta alle nostre esportazioni e rilanciando la nostra economia.

Pier Luigi Priori

 

 

CRONACHE DA “LONDONISTAN”

Da un amico ricevo e volentieri pubblico questo interessante articolo sulla progressiva islamizzazione dell’Inghilterra, ossia di quella che una volta era la patria della tolleranza e della democrazia.

(di Gianfranco Amato) «Farò di Londra un faro dell’islam». A pronunciare questa frase non è stato l’esponente di un gruppo musulmano radicale, né un imam che simpatizza per la jihad, ma Ken Livingstone, noto anche come “Red Ken” (Ken il Rosso) per le sue simpatie sinistrorse, ex sindaco di Londra e attuale candidato laburista alla carica di primo cittadino della capitale britannica. In un discorso tenuto lo scorso venerdì 16 marzo presso la discussa North London Central Mosque, conosciuta anche come la moschea di  Finsbury Park, “Ken il Rosso”, che per la quarta concorre alla carica di Lord Mayor, si è detto determinato ad «istruire la massa dei londinesi» sui veri insegnamenti dell’islam.

Per avere un’idea del pulpito che Livingstone ha scelto per il suo comizio-sermone, basti considerare che la moschea di Frisbury Park fino al 2003 era controllata da Abu Hamza, un noto arruolatore di terroristi, e che oggi è in mano alla Muslim Association of Britain, legata a gruppi di Hamas, il cui portavoce, Azzam Tamimi, è stato denunciato per apologia degli attentati suicidi.

Uno degli attuali direttori della moschea, Mohammed Sawalha, ha sostenuto la legittimità degli attacchi contro gli alleati di Israele, tra cui i militari dell’esercito britannico. Nella sua inedita veste di imam onorario, Livingstone si è rivolto ai fedeli musulmani riuniti nella moschea di Finsbury Park descrivendo le parole pronunciate da Maometto nel suo ultimo sermone come «un’agenda per tutta l’umanità». Da qui la sua promessa elettorale: «Intendo impiegare i prossimi quattro anni per far sì che ogni londinese non musulmano comprenda le parole ed il messaggio di quel sermone di Maometto, nella consapevolezza che ciò contribuirà a consolidare la nostra città come un faro capace di mostrare al mondo il significato delle parole del Profeta».

E per non smentire la sua natura di navigato politico ha aggiunto la promessa di rendere la vita della popolazione musulmana «un po’ più facile dal punto di vista finanziario». Bisogna ammettere, però, che su questo particolare punto i musulmani londinesi hanno già sperimentato quanto Livingstone sia affidabile.

Durante il suo precedente mandato di sindaco, infatti, “Ken il Rosso” ha finanziato, attraverso la London Development Agency, per centinaia di migliaia di sterline, la East London Mosque di Tower Hamlets, controllata dal gruppo estremista Islamic Forum of Europe (IFE), il quale sostiene apertamente la jihad, rivendica il diritto alla sharia e propugna la creazione di un «ordine sociale e politico islamico» in Gran Bretagna.

In cambio dei generosi finanziamenti gli attivisti dell’IFE hanno appoggiato Livingstone durante l’ultima campagna elettorale del 2008, quella da lui persa contro l’attuale sindaco Boris Johnson. A capo del comitato elettorale “Muslims 4 Ken” vi era Azad Ali, dirigente dell’IFE pubblicamente accusato dal “Daily Telegraph” di aver lodato, nel blog ufficiale dell’associazione, uno dei maggiori mentori di Osama bin Laden, di aver descritto al-Qaeda come un «mito», e di aver giustificato l’uccisione dei soldati britannici in Iraq.

Sempre Ken Livingstone, da sindaco, ha concesso contributi pubblici per migliaia di sterline anche alla Muslim Welfare House, un’associazione vicina proprio alla moschea di Finsbury Park, che per riconoscenza ha sottoscritto una lettera aperta a sostegno della sua rielezione nella citata campagna elettorale del 2008. Il vezzo di tenere discutibili frequentazioni con ambienti estremisti musulmani  Livingstone non lo ha smentito neppure nelle recenti elezioni del municipio londinese di Tower Hamlets, tenutesi nel 2010, in cui ha sostenuto un candidato indipendente, Lutfur Rahman, espulso dal partito laburista per i suoi legami con il gruppo estremista IFE. (Gianfranco Amato)

Da Corrispondenza Romana

BRAVI RAGAZZI, MI ASSOCIO AL VOSTRO BLITZ!

Sono stato commosso dalle immagini delle animaliste che, dopo averne forzato l’ingresso, uscivano dal lager della Green Hill con nelle braccia alcuni Beagles salvati dalla vivisezione. Gli sguardi confusi e storditi dei cuccioli, nelle braccia delle loro salvatrici entusiaste, mi hanno confermato quanto sostengo anche nella mission su questo sito, vedi la pagina “Nel segno di Argo”: l’uomo diventa davvero una nobile creatura, quando crea un legame di empatia non solo con la sua specie, ma anche, e forse sopratutto, con quelle autentiche “anime mute” che sono gli animali, suoi silenti compagni di viaggio nella vita.

La vivisezione non è solo una pratica crudele ma anche inutile: come già sosteneva Hans Reusch nel suo “Imperatrice nuda”, vero “J’accuse” animalista contro tale pratica ”scientifica”, oggi questa può essere sostituita da simulazioni al computer ancora più rigorose. Inoltre i suoi risultati non sempre sono attendibili, perché l’organismo animale reagisce diversamente ai farmaci che gli vengono propinati: ciò che è innocuo per loro, può essere tossico per noi e viceversa, come ci ha insegnato la tragedia del Talidomide negli anni passati. E comunque, anche laddove gli esperimenti fossero strettamente necessari, andrebbero sempre attuati con anestesia e solo una volta per ogni animale, per minimizzarne le sofferenze.

Per questo mi associo al blitz degli animalisti e ringrazio l’On.le Brambilla per essersi occupata del caso e aver dichiarato, proprio oggi, che acquisterà tutti i Beagles dell’infame fabbrica della sofferenza.

E voglio concludere questo mio breve articolo citando alcune frasi, tra le più belle e poetiche che mi è capitato di leggere, scritte da un grande scienziato del secolo scorso, Konrad Lorenz, tratte dalle ultime pagine del suo capolavoro, “L’anello di Re Salomone” e dedicate al suo cane Susi. A Lorenz va il merito non solo di aver fondato una nuova scienza, l’etologia, ma anche di aver aperto un ponte comunicativo col regno animale e di aver saputo coniugare rigore scientifico con l’amore francescano per le (cosiddette) bestie:

Nessuno mi potrà convincere che Susi, entro certi limiti, non “si vergogni” quando uno di quei suoi grossi salti fa cilecca, e sia invece orgogliosa se riesce ad acchiappare il sorcio”

Quando io entro in acqua, Susi mi viene molto vicino mugolando sommessamente: non ha ancora mai attraversato a nuoto il fiume, che con la sua vastità le fa una certa paura. Io le rivolgo parole tranquillizzanti e proseguo; lei è già costretta a nuotare quando a me l’acqua giunge soltanto alle ginocchia, e la corrente tende a trascinarla via. Per risparmiarle fatica, mi metto anch’io a nuotare: lei vede che anch’io sono trascinato dalla corrente e si tranquillizza visibilmente, mettendosi buona buona a nuotare accanto a me.”

Il rigogolo canta, le rane gracidano, e le grosse libellule fanno seccamente vibrare le loro ali vitree e inseguono i tafani che ci danno tanto fastidio. Speriamo che ne acchiappino molti! Così ce ne stiamo sdraiati tutto il pomeriggio, un po’ dentro, un po’ fuori dell’acqua, e io riesco a essere più animalesco di un animale, o perlomeno più pigro del mio cane, pigro cioè come un coccodrillo.”

Ma a poco a poco Susi incomincia ad annoiarsi, (…). Allora le dico: <<Andiamo a casa?>>, e Susi ha già spiccato un balzo, dimostrandomi la sua approvazione con tutti i mezzi espressivi di cui dispone. Ci facciamo strada attraverso la giungla ed entriamo nel fiume molto a monte di Altenberg. Susi, che non mostra più segni di paura, nuota tranquilla secondo corrente, accanto a me, lasciandosi trasportare dall’acqua.”

(Konrad Lorenz: “L’anello di Re Salomone” – Adelphi)

Come dire: l’uomo, il suo migliore amico a quattro zampe e la natura tutt’intorno.

Chi, come me, vive con un cane, sa che questa è la felicità allo stato puro.

Tutto il resto è follia.

NO ALLO JUS SOLI! E SE LO DICE PERFINO BEPPE GRILLO…

In Europa solo la Francia continua ad adottare lo “Jus Soli”, ovvero la concessione della cittadinanza ai figli degli extracomunitari, purché nati sul suolo francese. E i risultati non si sono fatti attendere: Banlieu distrutte dai figli degli immigrati, ovvero da “cittadini francesi” che di cultura francese non sanno nulla, interi quartieri controllati da bande di magrebini (sempre francesi, “bien sur”…) e off limits perfino per la polizia, infine l’attacco terroristico alla scuola ebraica di Tolosa, attuato da un magrebino, anche lui “francese” fin dalla nascita. Speriamo che le cose cambino e si torni allo “Jus sanguinis” (ovvero cittadinanza dei genitori, indipendentemente da dove si nasce) se, come mi auguro, il FN di Marine Le Pen dovesse uscire rafforzato dalle elezioni presidenziali ormai prossime.

In Inghilterra è già successo: dopo alcuni anni di adozione dello Jus Soli, adottato forse per favorire l’arrivo di immigrati, si è tornati allo Jus Sanguinis, sia pure un po’ in ritardo: tra i neonati londinesi il nome più gettonato è di gran lunga “Mohammed”, il che la dice lunga sul rischio di sorpasso demografico e di islamizzazione al quale hanno portato le demenziali politiche migratorie di una certa Europa.

Che io sappia, lo Jus Soli resiste ancora negli Stati Uniti, Canada, Argentina e Brasile, ovvero Paesi fondati sull’immigrazione, benché le loro politiche migratorie stiano diventando sempre più restrittive.

E in Italia invece, patria degli ultimi fessi?

Con la caduta del governo Berlusconi e l’uscita dall’esecutivo della Lega Nord, con un nuovo premier che è un impiegato di banca targato BCE che spreme gli italiani con le tasse per stare al passo con un’Europa politicamente inesistente e costruita sulle sabbie mobili del multiculturalismo, si è riacceso il dibattito sullo Jus Soli. Con il beneplacito del presidente Napolitano, un ex comunista sostenitore di una delle peggiori dittature della storia, che non si è mai alzato dalla poltrona di Botteghe Oscure neppure quando l’URSS invadeva l’Ungheria e la Cecoslovacchia, ma che adesso impartisce lezioni di democrazia al mondo intero.

Dietro di lui i soliti buonisti cattocomunisti, a cominciare dal ministro Riccardi fondatore della Comunità di S. Egidio, già stigmatizzata dalla Fallaci, e dalla solita Livia Turco, che da anni gracchia la litania della cittadinanza agli immigrati, sperando in futuro di capitalizzarne il voto per poi carpirlo.

Se a questo aggiungiamo i giornalisti televisivi servi di regime che descrivono gli invasori di Lampedusa come “migranti”, cercando di indorare la pillola agli italiani, il quadro della situazione sarà ben chiaro a tutti.

O meglio no, perché forse, oltre al rischio di islamizzazione, sarà bene evidenziare un altro pericolo fondamentale, legato allo Jus Soli:

i giovani italiani, che già non trovano lavoro adesso, si vedranno definitivamente esautorati da qualsiasi speranza di trovare un’occupazione nel giro di 10 – 15 anni al massimo, grazie alla concorrenza di “concittadini” figli dei clandestini che, già a centinaia di migliaia, sbarcano e vivono a sbafo nel nostro Paese, mantenuti da Italiani ormai con le tasche vuote e fin troppo pazienti.

Ma ecco che (sbalorditivo!) proprio in questi giorni vengo a sapere che un “guru” della sinistra giovanile italiana, ovvero lo stesso Beppe Grillo che dava dello “Psiconano” a Berlusconi, se ne è uscito con una frase che ha lasciato di sasso i suoi sostenitori e le anime belle favorevoli alla cittadinanza ai bebé extracomunitari: il comico genovese ha detto no allo Jus Soli e alle politiche buoniste in tema di immigrazione, con le quali da troppi anni si cerca di imporre agli italiani la presenza di alieni lontani anni luce dalle nostre leggi, tradizioni e cultura.

Devo dire che sono rimasto davvero colpito dalla sincerità di Grillo, e non solo in occasione di questa esternazione in materia di immigrazione, ma anche da una recente e durissima intervista, nel quale definiva “spietato” l’impiegato di banca targato BCE che ci governa. Pochi giorni prima infatti Grillo aveva attaccato l’Euro, un fallimento del quale l’economista bocconiano Monti finge di non accorgersi, ma che ormai è sotto gli occhi di tutti.

Della prospettiva di uscita dall’Euro hanno ormai parlato diversi esperti economici, quali Ernesto Preatoni e Pierluigi Priori, spesso ospite di questo Blog, si veda l’articolo precedente. E che la moneta europea, esaltata dieci anni fa come un toccasana, sia un completo disastro, lo hanno sperimentato sulla loro pelle le decine di imprenditori che si sono suicidati per debiti nelle ultime settimane, per non parlare dei Greci ridotti in miseria e di Spagnoli e Portoghesi ormai sull’orlo della bancarotta. Monti proprio ieri ci ha assicurato che la recessione durerà ancora un anno e poi inizierà la ripresa. Sarà…Intanto però gli Italiani, nonostante i pesantissimi sacrifici che vengono loro imposti da Mr. Loden, vedono salire inesorabilmente lo Spread e allontanarsi le prospettive di un risanamento economico, a causa di una tassazione iniqua che sta togliendo competitività alle imprese.

Che dire di più?

Certo, le esternazioni euroscettiche e contro o “Jus soli” di Grillo potrebbero essere un’astuta mossa per accaparrarsi le simpatie dell’elettorato leghista, ma, ad istinto, sono propenso a crederlo sincero: ad esempio in passato sono stato d’accordo con lui anche sulla depenalizzazione della cannabis, altro mio vecchio cavallo di battaglia. Tuttavia nel caso del suo rifiuto dello “Jus soli” credo che la posta in gioco sia ancora più alta: spero che Grillo rappresenti una nuova sinistra che si sta togliendo le fette di salame dagli occhi in tema di immigrazione, perché ha finalmente capito che il rischio di fascismo islamico incombente sull’Europa intera è in assoluto il più grave per il nostro futuro.

E allora lasciatemelo dire a piena voce: Grillo mi lascia un po’ freddino quando sbraita e fa il castigamatti, ma in questo caso ha tutta la mia stima: in un momento di crisi come questo, nel quale governa un Pinocchio dal naso sempre più lungo, abbiamo tutti bisogno di un…“Grillo Parlante” come lui!

Per le critiche al governo Monti:

http://affaritaliani.libero.it/economia/preatoni150412.html

IMPRENDITORI SUICIDI, FISCO E BANCHE: L’INIQUITA’ DI UN SISTEMA

IN UNA VISIONE AUTOBIOGRAFICA

di Pier Luigi Priori

 

L’estrema protesta di un artigiano edile 58nne davanti all’Agenzia delle Entrate di Bologna , perché oppresso dai debiti e dalla pressione fiscale, ha toccato miei nervi scoperti e dolori vicini e lontani: mi ha ricordato il suicidio, per pudore o vergogna in forma più privata, di tanti altri lavoratori, a partire da quello di un noto piccolo industriale di Bologna, da me a suo tempo ben conosciuto. Negli ultimi anni sono stato coinvolto nella sofferenza di tanti imprenditori che, fieri del loro lavoro, soprattutto nelle regioni ove questo era considerato di per sé un valore, rovinati dalle scelte dei governanti di questo ed altri paesi, che hanno consentito il completo asservimento dei settori produttivi a quello finanziario, sono stati ridotti alla disperazione più nera, nell’indifferenza della politica ed il silenzio della stampa. Nello sconforto e nella depressione sono finiti anche operai che avevano pensato di poter crescere i loro figli coi frutti del loro lavoro … salvo trovarsi disoccupati per ragioni che nulla avevano a che fare con le loro capacità o quelle della loro impresa.

Letto l’accaduto a Bologna,sono andato indietro di quindici anni: ad un me stesso piccolo industriale, fiero del pane che davo ad una quarantina di dipendenti diretti ed al centinaio che lavoravano per miei terzisti nel sud: investivo nell’azienda, ma vivevo lavorando moltissimo. Se ai miei commerciali mettevo a disposizione grosse autovetture, io non utilizzavo un’auto aziendale neppure per andare avanti/indietro dal lavoro …. E non ho mai caricato un pasto ”privato” come spesa aziendale …, Anche se il fisco poi ogni pranzo di lavoro offerto a controparti e legittimamente spesato lo considerava deducibile solo in parte! Un fesso, direte voi! Ma essere “in proprio” era stato il mio sogno da top manager, ero contento perché mi sentivo utile e rispettato: mi bastava.

Poi una globalizzazione insensata nei suoi tempi così rapidi, e che per questo avevo erroneamente creduto sarebbe stata temperata da interventi governativi di qualche sorta, o rallentata da qualche veto italiano in sede europea: il tessile-abbigliamento, che in Italia impiegava quasi due milioni di persone, era il primo settore ad esserne investito, ed io mi illudevo ancora che il primo interesse della nostra politica fosse il bene comune. Fermo in questa convinzione ho visto tutte le altre aziende industriali del mio genere chiudere in un raggio di trenta chilometri, mentre io tiravo avanti: ma poi dopo la concorrenza di chi fabbricava nell’Europa dell’Est è arrivata quella della Cina, e nell’arco di un paio di anni i nuovi concorrenti potevano vendere prodotti comparabili ai miei ad una modesta frazione dei miei costi!

Mi era stato consigliato di “tagliare le perdite”, ma il mio senso d’onore me lo precludeva: per me che fino a poco tempo prima non avevo mai pagato una bolletta in ritardo era però penoso ed innaturale negoziare con banche sempre più voraci, un’INPS che applicava ai miei ritardi interessi esagerati (nonché fiscalmente indeducibili) , e fornitori che poiché nei guai quanto me erano diventati fin troppo ragionevoli. Il peggio era guardare negli occhi i miei operai, che sapendo cosa stavo passando, anche se in ritardo di stipendio mi hanno sempre sostenuto: con essi ho avuto ogni aiuto dai sindacati, quelli stessi che non mi avevano permesso di ridurre il personale veramente superfluo alcuni anni prima.

Soprattutto perché avevo visto incrinarsi l’immagine che avevo di me stesso, e sentivo di aver perso il mio senso di dignità e di onore, quante volte in quegli anni ho pensato al suicidio? Molte, troppe… ma permaneva quel senso cattolico del “non si può fare”, ed il fatto di avere dei figli ancora piccoli: allora ho pregato di poter perlomeno morire, ma per mia fortuna attuale non è successo. Alla fine, dopo avere affossato in quella azienda che tanto amavo tutto quanto avevo guadagnato fino a quel punto della mia vita… ho capito che non ce l’avrei fatta comunque, ed invece di”morirci sopra” sono andato da quel padre cui non avevo mai chiesto nulla neppure quando mi ero sposato, e gli ho domandato in anticipo parte della mia eredità futura … e con questo ho finanziato l’azienda industriale per quanto bastava a tamponare le falle che ne impedivano la vendita (a valori irrisori) ad un imprenditore che con essa non sarebbe però riuscito ad andare troppo avanti nel tempo, ed a chiudere, pagando di tasca mia ogni suo conto, l’azienda artigiana che le avevo creato di supporto.

Dopo la stanchezza e la pressione degli ultimi due anni di lavoro in quelle condizioni, sono scese su di me la vergogna di una sconfitta cui non ero avvezzo ed una sensazione enorme di inutilità della mia vita… Ci sarebbero voluti anni e la vicinanza di una donna speciale, che a differenza di altre a quel punto mi amava certamente per quello che ero e non per quanto possedevo o rappresentavo, per spegnere quel desiderio di annullamento e morte che mi portavo dentro.

Come avrebbero potuto sopravvivere altri imprenditori altrettanto determinati, rigidi ed ostinati, ma privi dei miei mezzi per venirne fuori? Si sarebbero suicidati? In una occasione in anni per me più floridi avevo pagato io stesso le spese di commercialista ed avvocato ad una mia piccola concorrente, per permetterle di fallire senza conseguenze: aveva lottato fino in fondo e non aveva più neppure di che fare la spesa: anni dopo incontrandomi casualmente mi ha detto che senza il mio aiuto in quella occasione si sarebbe suicidata… Un mio altro concorrente, però della mia stessa stazza, dopo aver visto il fallimento della sua azienda nel ’98 si è scoperto malato di tumore, ed in cinque settimane se ne è andato.

Capirete perché nulla mi dà fastidio più della mentalità cattocomunista che vede in ogni imprenditore un evasore ed un ladro, da mungere e controllare comunque in ogni modo: nella mia vita successiva di imprenditori ne ho frequentati tanti, anche perché sapevo come aiutarli meglio di altri quando si trovavano in difficoltà estreme. Se fra loro v’erano alcuni farabutti (che ad onta del prof. Monti dormono tranquilli e continuano a farla franca) la maggior parte certo non lo era, e cercava semplicemente di portare avanti la propria attività nel modo più regolare possibile in un contesto sempre più avverso.

Chi mi conosce sa come a quel punto, libero dai paraocchi di un cavallo impegnato a tirare la sua carretta, io abbia cominciato a chiedermi le ragioni di quanto avvenuto, guardando con occhio critico al sistema economico ed a quello finanziario, e stupendomi di quanto andavo scoprendo: se è stato relativamente facile arrivare a comprendere le logiche delle banche commerciali, è stato più laborioso capire la meccanica di quel sistema capitalistico-finanziario che la fine dell’alternativa comunista aveva liberato da ogni suo timore e con esso dalla necessità di condividere la ricchezza con tutti i ceti per mantenere la pace sociale nell’Europa Occidentale. A quel punto esso si era poi organizzato, combinando e governando logiche finanziarie e di globalizzazione, per rastrellare in poche mani tutta la ricchezza ed il benessere creati in mezzo secolo di libertà politica ed economica nei paesi della nostra Europa che più si prestavano allo scopo.

Questi neo-liberisti (che nulla hanno in comune con il pensiero liberale di Einaudi e Sturzo), dopo il tracollo dell’impero comunista hanno potuto far rivivere in chiave moderna le teorie di Smith e Ricardo che ad inizio ‘800 propugnavano una libera concorrenza, basata soprattutto sul costo del lavoro, in mercati aperti senza vincoli o barriere di sorta: le hanno poi applicate su una scala globalizzata planetaria nella quale rientrava anche una Cina nazional-comunista la cui competitività derivava soprattutto da nuove ed inaccettabili forme di legalizzazione della schiavitù nel mondo del lavoro. Il nuovo sistema sta così vanificando nel mondo occidentale un secolo di progresso nelle condizioni socio-economiche dei ceti medi e di quelli meno abbienti: per l’estremizzazione del profitto si è insomma umiliato il contenuto “etico” ed ambientale insito in quanto veniva prodotto e consumato in Occidente, pregiudicando il nostro futuro.

Man mano che mi si aprivano gli occhi, compreso che il bene comune non è l’obbiettivo né della politica né della finanza, ho iniziato a valutare in modo diverso le informazioni mediatiche, e soprattutto quanto ci veniva sottaciuto. La pressione fiscale e quella contributiva rendono ormai praticamente impossibile lavorare in Italia, salvo che per grandi aziende, che conseguono ancora risultati di rispetto: secondo la Banca Mondiale la tassazione complessiva dei profitti aziendali in Italia, che include anche i contributi sul lavoro e le altre imposte minori, è del 68,6%: venti punti in più rispetto alla Germania, il nostro punto di riferimento per la sua funzione di traino dell’Europa e per la comune vocazione manifatturiera, e venticinque punti in più della media Ocse.

A quanto vedo, credo però che questa percentuale non consideri l’indeducibilità (ai fini del bilancio fiscale) di troppi costi realmente sostenuti dalle imprese nel perseguimento delle finalità economiche della loro attività , né gli aumenti del loro costo del venduto dovuti al carico fiscale abnorme di quanto acquistano (si pensi ai carburanti!) : in altri termini le stime della banca mondiale (comunque più complete di quelle OCSE che ci vengono continuamente propinate) non considerano come anche l’imponibile sulla quale viene poi calcolata questa folle pressione fiscale… sarebbe ben più bassa se vivessimo in un mondo civile, invece che in un sistema gravato da una enorme casta politica e burocratica ed ove almeno metà dei cittadini riceve ormai qualche genere di benefici che non dovrebbe avere, e per timore di perderli si oppone ad ogni cambiamento.

Mentre imprenditori e disoccupati disperati si suicidano, ed una stampa asservita minimizza motivando genericamente questi gesti come frutto di depressione, difficoltà economiche ed altro, salvo episodi di grande visibilità ed incontrovertibili come quello di Bologna, il governo Monti ci è stato imposto dall’Europa per assicurare il ripagamento del nostro debito pubblico, per metà ormai dovuto ad investitori stranieri, fra cui spiccano le banche francesi.

Ed il governo Monti sta facendo assai bene il lavoro assegnatogli da chi ci ha commissariato: mentre caste e parassiti (salvo che per cosmetica marginale) vengono toccati solo marginalmente nei loro privilegi, ci viene detto e ripetuto che l’enorme aumento di tasse ed imposte in atto è la nostra unica scelta: anche i media dal canto loro hanno fatto la loro parte minimizzando le numerose proteste e ribadendo continuamente che la maggioranza degli italiani ha fiducia in questo governo: alla fine si è così permesso che in una situazione fiscale e contributiva già insostenibile venissero aumentate IVA, tasse di proprietà, imposte sui redditi, le accise sulla benzina, imposte di ogni genere, i costi di servizi pubblici, mentre le nostre piccole e medie imprese appesantite, rallentate e condizionate dall’inefficienza della burocrazia e dal crollo del mercato interno, sono costrette a competere nei prezzi con paesi a bassissimo costo di mano d’opera e senza regolamentazioni sindacali ed ambientali .

Ci viene detto e ripetuto che non abbiamo altra scelta: ma se si è scelto di spogliare e seppellire l’Italia, le nazioni europee che guardano al futuro seguono un’altra via. Ero in Inghilterra dieci giorni fa mentre George Osborne, Cancelliere dello Scacchiere, preoccupato per la notevole crescita di deficit e debito pubblico, definiva la sua ricetta per uscire dal la recessione economica, rilanciando la sua economia: ha poi abbassato drasticamente le tasse sulle imprese e sulle persone fisiche, ed ampliato enormemente le esenzioni: lasciare più denaro in circolazione in una economia significa infatti ripresa e capacità contributiva a medio termine, sottrarne come sta facendo il nostro governo … esattamente l’opposto!

Aldilà della fantasia che si possa limitare l’economia sommersa proibendo le transazioni in contanti oltre i mille euro (come se chi lavora in nero si preoccupasse per una sanzione in più!), degli annunci cosmetici di poter rilanciare la nostra economia con liberalizzazioni di piccolo cabotaggio, e la frottola che per aiutare i giovani salvaguardando il loro futuro li si debba mandare in pensione a 70 anni, mentre non si toccano i benefici “acquisiti” di chi è venuto prima, magari pensionatosi a trentacinque anni di età col “massimo”, anche questo governo non ha poi assolutamente “tagliato” quanto dovuto in modo mirato laddove doveroso e necessario. Il nostro governo ed i partiti che lo sostengono chiedono invece agli italiani ulteriori sacrifici per mantenere il nostro bilancio statale in equilibrio dopo l’aumento complessivo del costo degli interessi passivi sul nostro debito pubblico, causato dalla grande speculazione internazionale.

Ma quanto di questo debito pubblico, e della precarietà della situazione del nostro paese è dipeso dai suoi cittadini? Abbiamo già accennato a come ben prima delle attività economiche (agricoltura , industria, ed i servizi legittimamente tali) che sono visibili sotto gli occhi di tutti ci sia chi ha trovato il modo di arricchirsi a dismisura senza fatica, controllando i meccanismi di base del sistema, a partire dalla proprietà della moneta stessa alla sua emissione: a questa capacità di produrre denaro a monte di ogni attività economica si è poi aggiunta quella di moltiplicare poi le proprie disponibilità per ogni genere di operazione a valle, con vendite allo scoperto, scommesse sugli andamenti di azioni, titoli di debito pubblico e mercati, con l’aiuto delle valutazioni delle grandi società di rating, sulla cui autonomia ed obbiettività ci sarebbe troppo da discutere per farlo in poche righe. Questi troppi nuovi modi di far finanza hanno in comune un solo aspetto: quello di investire denari di cui non si dispone e/o di moltiplicare enormemente le disponibilità che si hanno. Non mi soffermo ulteriormente su questi aspetti, perché da me già fin troppo trattati un altre sedi.

Nello sfacelo del sistema politico, economico, giuridico e sociale che va delineandosi nel nostro paese, vive in noi ancora il sogno di ricostruire, partendo dall’esempio della famiglia, primo nucleo economico e sociale, un sistema economico etico, basato sui valori di sussidiarietà e solidarietà … Come possiamo farlo, se prima non togliamo al sistema finanziario e restituiamo ai popoli, a partire dal nostro, la proprietà ed il controllo della propria moneta? La tremenda espansione economica della Cina attuale avviene anche perché non ha il vincolo del debito e l’onere di interessi da pagare, in quanto essa ha mantenuto la capacità di emettere moneta propria, e può quindi allocare quanto necessario a progetti di crescita, senza indebitarsi verso banche di emissione.

Perché tanti aspetti di quanto vi ho fin qui accennato in questo mio sfogo vengono tralasciati da politici ed informazione? Perché lo Stato, la politica, il sistema intero hanno bisogno di accaparrarsi denaro fuori dai “normali” flussi economici! La politica ha sempre bisogno di denaro: per questa ragione ad una certa politica non dispiace un debito alto come quello del nostro paese, purché non vada fuori controllo: maggiore è il debito pubblico, più è necessario e giustificato tassare cittadini ed imprese. Maggiore è il giro di questo denaro, più facile risulta ai politici appropriarsi di qualche fetta per comprare consenso e voti attraverso meccanismi di ridistribuzione del reddito.

E’ chiaro che i beneficiari di questa ridistribuzione iniqua non formeranno poi semplicemente un mero serbatoio di voti, ma un gruppo con interessi contrari a quello del paese ed alla funzionalità del suo sistema economico, e si adopereranno per condizionarne la politica. Ed in un paese che, come il nostro, di gruppi clientelari o corporativi ne ha troppi, ogni mutamento diventa assai difficile da realizzare.

A questo punto, valutiamo bene quanto la lotta fra gli opposti schieramenti della politica (centro-sinistra e centro-destra) sia semplicemente competizione fra gruppi concorrenti per portare consenso popolare ed obbedienza al potere vero, quello economico-finanziario, ed ai suoi interessi! É’ un caso che centro-destra e centro-sinistra negli ultimi anni non abbiano mai affrontato i veri nodi della politica e dell’economia, ed abbiano continuato a misurarsi su temi minori, ove non addirittura con pettegolezzi, sempre comunque di scarsa influenza per il benessere della comunità? Cosa ce ne facciamo dei politici e dei loro costi, se il loro è solo un teatrino? Perché il sistema possa cambiare, la gente deve anzitutto sapere. E cominciare a capire che rastrellare denaro con ulteriori tasse e balzelli, per far fronte alle voragini aperte nel bilancio statale dall’aumento dei tassi di interesse del nostro debito pubblico è inutile e controproducente, perché così facendo si depaupera il tessuto economico del nostro paese, preparandolo a subire ulteriori attacchi speculativi: continuando con la ricetta del prof. Monti e dell’Europa, questo circolo perverso che arricchisce la grande finanza speculativa col denaro che il fisco rastrella nel paese continuerà finché non saremo tornati poveri … come tanti anni fa eravamo! Intanto le nostre imprese medie e piccole, che rappresentavano la nostra ricchezza, muoiono, e con esse non pochi imprenditori!

Arresto qui questo mio articolo, divenuto uno sfogo nei toni e nei contenuti, prima di iniziare ad elencare una serie di inefficienze e sprechi di questo sistema, che mentre rastrella tasse con sempre maggior determinazione, non pratica tagli nelle sue inefficienze più evidenti ….

Mi scuso quindi ancora per il tono: avrete compreso come e perché il tragico avvenimento che ha ispirato questo articolo mi abbia toccato assai nel vivo.

Sperando ancora che questo sistema iniquo possa essere scardinato prima di aver toccato tutti il fondo …

Pier Luigi Priori